Mostre passate

Mediterraneo luoghi e miti. Capolavori del Mart

 

a cura di Nicoletta Boschiero

 

Museo Regionale Interdisciplinare di Messina - Filanda

9 dicembre 2916 - 5 marzo 2017

 

 

 

 

Dopo la significativa mostra "L’Invenzione Futurista. Case d’arte di Depero”, il Mart conferma la sua collaborazione con il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina dedicando un progetto espositivo ai capolavori delle proprie collezioni.

 

Negli spazi ex filanda Barbera-Mellinghoff, una selezione di cento opere eseguite tra il 1913 e il 2005 declina per nuclei tematici alcune tra le principali questioni fondanti del linguaggio artistico del '900. Dal ritorno alle origini e ai linguaggi arcaici delle antiche culture del Mediterraneo, il percorso espositivo affronta i temi del mito, dell'archeologia, della terra, del segno/scrittura, della casa e dell’eros, approdando all'argomento più attuale della migrazione.

In mostra capolavori di Carla Accardi, Alighiero Boetti, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Francesco Clemente, Pietro Consagra, Giorgio De Chirico, Nicola De Maria, Filippo De Pisis, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Mimmo Jodice, Anselm Kiefer, Fausto Melotti, Giorgio Morandi, Gastone Novelli, Antonio Sanfilippo, Alberto Savinio, Arturo Tosi, Emilio Vedova.

Di Novelli in mostra Paura clandestina (1959) e Guerra alla guerra (1968).

Gastone Novelli, Dan, 1961

DALL'OGGI AL DOMANI

24 ORE NELL'ARTE CONTEMPORANEA

 

a cura di Antonella Sbrilli e Maria Grazia Tolomeo

 

 

30 aprile - 2 ottobre 2016

MACRO, Museo d'Arte Contemporanea Roma

Sala bianca, Via Nizza

 

 

La mostra, il cui titolo è ispirato a un’opera di Alighiero Boetti, vuole offrire alcuni spunti di riflessione sul grande tema del tempo, che è sempre stato caro agli artisti di ogni epoca e che è diventato via via più urgente a partire dal XX secolo.

L’esposizione si concentra soprattutto sul trascorrere del tempo nella giornata, una porzione di presente controllabile. Presso il MACRO sono esposti circa settanta capolavori dell’arte moderna e contemporanea, di artisti italiani e stranieri, che sono nati dalla riflessione sul ruolo del tempo nella nostra vita e sugli strumenti di cui l’uomo si è dotato per calcolarlo, con particolare attenzione all’orologio e al calendario. Nella loro varietà, queste opere abbracciano linguaggi ed espressioni multiformi, pittura, fotografia, video, scrittura diaristica, musica, ricamo, elaborazione digitale di dati, rappresentando stimolanti spunti di meditazione. 

Un percorso nel tempo, nei giorni, nelle ore, nelle date, arricchite di creatività e fantasia, strappate dal flusso ripetitivo e offerte allo sguardo e all'interazione dei visitatori.

Le opere scelte, nella loro disposizione, suggeriscono alcuni percorsi tematici: Ritmi (Balla, Cambellotti, Paolini, Camoni, Romualdi, Mayr, Patella); Oggi, Domani (Boetti, Ceroli, Mattiacci, Spinelli); Giornate di lavoro (Opalka, Pietrella, Adami, Blank, Giovannoni); Date (On Kawara, Vezzoli, Darboven, Comani); Date speciali (De Dominicis, Closky, Albani, Sebregondi, Bertozzi&Casoni, Pignotti, Fois); Calendari (Boetti, Novelli, Miccini, Ori, Ghirri, Abate, Mambor, Mari, Cattelan, Neuenschwander, Camoni); Diari (Breakwell, Rubio, AOS); Passaggi (Vaccari, Vautier, Baruchello, Benetta); 24 ore (Almond, Shemilt & Partridge, Camporesi). Sono previsti lavori site specific ad opera degli artisti Manfredi Beninati, Daniele Puppi e Caccavale.

 

In mostra di Gastone Novelli le opere: Dan (1961) e Dulcie (1961).

Gastone Novelli, Alzabandiere, 1952

ITALIANI SULL'OCEANO. STORIE DI ARTISTI NEL BRASILE MODERNO E INDIGENO ALLA META' DEL '900 

 

a cura di Paolo Rusconi con Elisa Camesasca, Ana Gonçalves Magalhães, Viviana Pozzoli, Marco Rinaldi

 

25 marzo 2016 – 21 luglio 2016

Mudec - Museo delle Culture. Spazio Focus

 

 

La mostra Italiani sull'Oceano. Storie di artisti nel Brasile moderno e indigeno alla metà del '900 presenta le opere e i documenti di due critici d’arte, Pietro Maria Bardi e Margherita Sarfatti, di un’architetta, Lina Bo Bardi, e di due artisti, Gastone Novelli e Roberto Sambonet.

Il galvanizzante incontro con il gigantesco spazio storico e geografico che poteva offrire la cultura nativa brasiliana, con i nuovi processi di evoluzione urbana, con le nascenti estetiche moderniste e concretiste, schiuse per artisti e intellettuali italiani nuove prospettive di lavoro e al tempo stesso offrì la possibilità di sviluppare idee già in embrione nella terra d'origine.

L’esposizione dà risalto particolare alle relazioni artistiche italo-brasiliane, documentando i percorsi degli uomini intrecciati con la storia dell'arte e la storia delle mentalità. A raccontare, inoltre, il ricco patrimonio della cultura materiale e immateriale del Paese sudamericano concorre, parallelamente, una selezione di oggetti amazzonici della collezione Lo Curto, provenienti dalle raccolte del MUDEC, e un’opera di design contemporaneo dei fratelli Fernando e Humberto Campana, Cabana (2009), dalle complesse suggestioni visive e progettuali.

Il progetto espositivo - attraverso la presentazione di dipinti, fotografie, oggetti di design e documenti provenienti da importanti musei e collezioni internazionali - mette in luce l’incessante attrazione per il Brasile, fonte di ispirazione e di confronto intellettuale. A partire dall’inedito diario di viaggio del 1933-1934 Amer come America di P.M. Bardi, dalle cartoline brasiliane dell'Archivio Sarfatti, dai disegni di bordo e dalle prime impressioni di Rio de Janeiro di Lina Bo Bardi, ai tessuti esotici disegnati da Roberto Sambonet per la Prima sfilata di moda brasiliana al Museo d’Arte di San Paolo (1952), ai cesti prodotti per la Rinascente, ispirati all’artigianato popolare, alle grandi tavole grafiche del pittore-designer che stilizzano motivi della flora tropicale, sino alle prime opere concretiste esposte da Gastone Novelli alla Biennale di San Paolo del 1953 e al prezioso album di fotografie che l’artista realizzò durante un viaggio nel Mato Grosso. In dialogo con questi lavori il MUDEC ha selezionato alcune opere della collezione Lo Curto che meglio individuano alcune aree di cultura materiale del Brasile nativo, privilegiando motivi geometrici ed elementi astratti. 

Gli autori riuniti in mostra vissero una parte, spesso cruciale, della loro vicenda biografica e professionale oltre oceano, incrociando e sovrapponendo i propri percorsi. Per la prima volta, la rassegna espositiva presenta insieme le figure dei coniugi Bardi: Lina, che in Brasile sarebbe diventata un’icona dell’architettura modernista, e Pietro Maria, creatore, a San Paolo, del più importante museo del Sudamerica, il MASP. Accanto a loro, Novelli e Sambonet, in un momento decisivo della loro ricerca artistica ancora poco noto al pubblico, caratterizzato dalle esperienze di viaggio nelle regioni del Brasile nativo, a contatto con la natura e con le forme di artigianato e di arte popolare.

 

Orari: lun 14.30‐19.30; mar, mer, ven, dom 09.30‐19.30; gio, sab 9.30‐22.3

Telegramma, 1960

AN INTRODUCTION  

 

 

Milano, Fondazione Prada  

Largo Isarco, 2  

 

 

9 maggio 2015 – 17 aprile 2016  

 

 

 

 

 

 

Nella galleria Sud della Fondazione, ex laboratorio del precedente complesso industriale che sfocia negli ampi spazi del Deposito, la Fondazione Prada presenta “An Introduction”: un intenso accenno espositivo a un percorso tra istituzionale e personale sul modo di ricercare e collezionare, nato da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant.
È un intreccio tra studio e passione per l’arte che, assunte caratteristiche pubbliche e private, ha portato all’apertura di una Fondazione. Qui l’interesse per le problematiche estetiche e politiche affrontate dagli artisti, si pone a confronto con la conoscenza e la pratica delle culture sperimentali e storiche – dal Rinascimento alla modernità – evolvendo da uno stadio espositivo essenziale a uno complesso e museale.
La sequenza degli spazi e la scelta dei lavori, installati in relazione a colori e materiali d’epoca, suggeriscono una crescita di interessi e di impegno. Si inizia con una riflessione sul sé che si sviluppa in una scelta di territorio visuale, legato alle vicende artistiche degli anni Sessanta, dal New Dada alla Minimal Art. Tale ricerca, e la determinazione a raccoglierne le testimonianze, ha influenze sul sistema di vita, sulla passione e sul coinvolgimento nei confronti di un’arte critica rispetto alla realtà. L’indagine sul racconto artistico contemporaneo si muove verso una totalità temporale della storia, dall’antichità – con i suoi oggetti e ambienti – ai giorni nostri. Nozioni e passioni si traducono in collezione, qui documentata da una quadreria che indica un oscillare aperto e curioso verso l’arte e le sue manifestazioni.

 

In mostra l'opera di Gastone Novelli, Telegramma, 1960

 

Vista d'insieme della sala della mostra (sulla sinistra l'opera di Novelli)

 

RECTO VERSO

 

 

Milano, Fondazione Prada

Largo Isarco, 2

 

 

3 dicembre 2015 – 14 febbraio 2016

 

 

 

La mostra tematica Recto Verso presenta una selezione di opere nelle quali gli artisti hanno consapevolmente posto in primo piano l’elemento abitualmente nascosto, dimenticato o trascurato del retro del quadro.
L’esposizione è stata concepita dal Thought Council della Fondazione, composto attualmente da Shumon Basar, Elvira Dyangani Ose, Cédric Libert e Dieter Roelstraete.

Recto Verso, così come la precedente mostra In Part curata da Nicholas Cullinan negli stessi spazi, individua in un nucleo di opere della Collezione Prada un tema potenziale che viene in seguito ampliato e approfondito attraverso prestiti provenienti da istituzioni italiane e internazionali.

La tradizione occidentale concepisce il dipinto principalmente come un artefatto frontale (“recto”). Il retro (“verso”) sembra trasmettere un significato culturale trascurabile, non essendo destinato allo sguardo del pubblico, perché visibile solo dall’artista e dagli addetti ai lavori.
In questa mostra artisti attivi nel corso degli ultimi due secoli si oppongono a questa convenzione portando in primo piano il retro della tela.
Ad esempio, in alcuni lavori esposti, la tecnica del trompe-l’oeil, resa celebre dai pittori fiamminghi del Settecento, è impiegata per focalizzare l’attenzione sul telaio piuttosto che sull’immagine dipinta. Si tratta di opere che rappresentano il retro di un’opera sia attraverso la pittura, come nei lavori di Louis-Léopold Boilly, Roy Lichtenstein e Luca Bertolo, sia tramite la fotografia, come nelle opere di Gerard Byrne, Thomas Demand, Philippe Gronon, Matts Leiderstam e Ian Wallace.

Le tracce che gli artisti lasciano sul retro del quadro possono essere di varia natura e contenere un livello di intenzionalità variabile nello svelare un contenuto non visibile: dal messaggio esplicito, che durante la contestazione della Biennale di Venezia nel 1968 Gastone Novelli decise di mostrare esponendo un suo quadro al contrario, come un muro su cui scrivere slogan politici, fino alla presenza di vere e proprie immagini riportate sul retro della tela, come nei lavori di Llyn Foulkes e di Giulio Paolini, che diventano visibili solo se mostrati al contrario, mettendo così in discussione la prevalenza del recto sul verso.

Nel processo in cui il retro inizia a diventare un vero e proprio soggetto d’indagine, la confusione dei due piani si avvicina sempre più a una vera e propria fusione, come nelle combustioni operate da Alberto Burri. Anche la struttura del quadro può passare in primo piano: con l’uso della doppia esposizione, Sarah Charlesworth guarda attraverso l’opera per dare visibilità agli elementi fisici e strutturali dell’oggetto rappresentato. E se Carla Accardi sostituisce la tela con la plastica trasparente, esponendo così la struttura altrimenti nascosta e il muro retrostante, in anni più recenti Pierre Toby utilizza con la stessa finalità il vetro. Nei lavori di Pierre Buraglio e Daniel Dezeuze, vicini al movimento artistico Supports/Surfaces, nato in Francia verso la fine degli anni Sessanta, il piano pittorico svanisce completamente, lasciando affiorare solo il supporto materiale.

L’allestimento della mostra nella galleria Nord illustra il gesto del capovolgere e rivelare. Alcune opere sono sospese tra le pareti che dividono lo spazio espositivo. Grazie a questo procedimento i quadri, che normalmente sono presentati come entità piane e bidimensionali, diventano oggetti scultorei e tridimensionali attorno ai quali il visitatore può muoversi liberamente.

 

In mostra l'opera di Gastone Novelli, Lutte, échec, nouvelle lutte, 1968, collezione privata.

Foto del nuovo allestimento

CANTIERE DEL '900.2

 

a cura di Francesco Tedeschi

 

Milano, Gallerie d'Italia

Piazza della Scala 6

 

 

inaugurazione 5 marzo 2015, ore 18.00

 

 

 

 

Gli spazi delle Gallerie d'Italia ospiteranno durante il 2015 una nuova selezione di opere provenienti dalle collezioni d'arte del Novecento di Intesa Sanpaolo. Il nuovo percorso espositivo vedrà la presenza di circa ottanta opere, metà delle quali non presenti nel precedente allestimento, organizzate in sale tematiche.

L'opera Mood di Gastone Novelli sarà esposta nella sezione "Forme del/nel bianco".

 


LA GUERRA CHE VERRÁ 

NON È LA PRIMA 1914-2014

 

Progetto a cura di Saretto Cincinelli, Gustavo Corni, Diego Leoni, Fabrizio Rasera, Gabi Scardi, Camillo Zadra; coordinamento di Nicoletta Boschiero e Denis Isaia


Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

4 ottobre 2014 – 20 settembre 2015

 

 

La mostra La guerra che verrà non è la prima. Grande guerra 1914-2014 costituisce la colonna portante del grande progetto Mart/Grande guerra 1914-2014 che si sviluppa nelle tre sedi del Museo e si completa con un programma collaterale di eventi,incontri, convegni, appuntamenti.

Attraverso lo sviluppo di contributi complementari fra loro, l’esposizione si allontana dalla semplice riflessione sulla storia e offre uno sguardo più complesso sull’attualità del conflitto, ancora oggi al centro del dibattito contemporaneo.

La Prima guerra mondiale, di cui ricorre il Centenario, tra gli eventi più drammatici e significativi della storia, rappresenta dunque il punto di partenza di un’indagine più ampia che attraversa il XX secolo e arriva ai conflitti dei nostri giorni.

Muovendo dalla celebre poesia di Bertolt Brecht, “La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente”, il Museo costruisce una narrazione dalla quale scaturisce un intenso viaggio che affonda le sue radici nelle guerre di un secolo, ritrovandosi nella più tragica storia recente.

Il percorso espositivo lascia emergere l’evento come risultato di una composizione in cui l’arte si confronta con la storia, la politica e l’antropologia. Ricorrendo a una sorta di complesso montaggio tematico e temporale, l’esposizione evita di seguire un preciso filo cronologico, dimostrando – tramite inediti accostamenti e cortocircuiti semantici – come tutte le guerre siano uguali e, allo stesso tempo, come ogni guerra sia diversa.

L’esposizione presenta alcuni capolavori storici provenienti dalle collezioni del Mart fra i quali opere di Giacomo Balla, Anselmo Bucci, Fortunato Depero e Gino Severini.

Una lunga serie di prestigiosi prestiti nazionali e internazionali provenienti da collezioni pubbliche e private e gallerie completa il progetto. Numerose, inoltre, le opere di artisti che hanno vissuto il dramma della Grande guerra, la lista comprende, oltre ai già citati maestri dell’avanguardia italiana, Max Beckmann, Marc Chagall, Albin Egger-Lienz, Adolf Helmberger, Osvaldo Licini, Arturo Martini, Pietro Morando, Mario Sironi ed è integrata dai lavori di registi dell’epoca come Filippo Butera, Segundo de Chomón, Abel Gance.

La guerra è raccontata non solo come esperienza vissuta in prima persona, ma anche come pensiero ricorrente nella ricerca di molti artisti tra cui Lida Abdul, Enrico Baj,Yael Bartana, Alberto Burri, Alighiero Boetti, Pascal Convert, Gohar Dashti, Berlinde De Bruyckere, Paola De Pietri, Harun Farocki, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Alfredo Jaar, William Kentridge, Mateo Maté, Adi Nes, Gastone Novelli, ORLAN, Sophie Ristelhueber, Thomas Ruff, Anri Sala, Artur Zmijewski.

 

Di Novelli in mostra Guerra alla guerra, 1968.

MUSEI IN STRADA

L'ARTE VA IN CITTA'

 

Roma, Via del Trullo

dal 15 dicembre 2014 al 15 giugno 2015

 

Lunedì 15 dicembre 2014 parte il progetto dell’ Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina e realizzato con Antenna International dal nome: “Musei in Strada- L’arte va in città” che fa parte del progetto “Roma.Grande Formato”.

 

Tre municipi della città, Trullo, Ottavia e Tor Bella Monaca si arricchiranno di alcuni capolavori, del Museo di Roma Palazzo Braschi, della Galleria d’Arte Moderna e del MACRO.

15 riproduzioni fotografiche su tela di opere d’arte in scala 1:1, 5 per ciascun municipio, raccontate alla città da 12 “testimonial” di eccezione legati al quartiere. Un progetto multimediale che attraverso QR code sulle didascalie accanto alle opere e un’ APP permetterà di avere più informazioni sugli artisti, le opere e i musei che le ospitano.

 

Al Trullo sono raccolte le opere provenienti dalla collezione del MACRO, tra cui l'opera di Gastone Novelli, Corrispondenze terrestri (1962), accanto a quelle di Titina Maselli, Cristiano Pintaldi, Carla Accardi e Pablo Ecahurren.

 

Durante tutta la durata dell'iniziativa le opere originali sono in mostra al museo MACRO a Via Nizza, 138.

 

TRA "GRUPPO 63" E "GRUPPO UNO"

 

nell'ambito della mostra:

Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo

Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia

 

a cura di Marta Ragozzino, Giuseppe Appella, Ermanno Taviani, Paride Leporace

 

Palazzo Lanfranchi e MUSMA-Museo della scultura contemporanea

mostra prorogata fino al 8 aprile 2015

 

 

Dal 21 luglio 2014 il Museo nazionale d’arte medievale e moderna di Palazzo Lanfranchi a Matera ospita la mostra Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia, curata da Marta Ragozzino, Soprintendente BSAE per la Basilicata e Giuseppe Appella, Direttore del MUSMA, con Ermanno Taviani, Professore di Storia Contemporanea all’Università di Catania e la collaborazione di Paride Leporace, Direttore della Lucana Film Commission. Un’appendice della mostra presso il MUSMA-Museo della scultura contemporanea, Matera.

Obiettivo della mostra  è mettere a fuoco, in maniera particolarmente approfondita e grazie a una narrazione originale, la genesi del capolavoro pasoliniano e il rapporto del regista con la città di Matera, che nell’estate del 1964, sotto un sole ‘ferocemente antico’, divenne Gerusalemme.

L’occasione è preziosa per rileggere, attraverso la scelta di Pasolini e la vicenda del set principale nella città dei Sassi, un momento importante nella storia di Matera, negli anni della ‘vergogna nazionale’, dello svuotamento e abbandono degli antichi rioni, la cui popolazione venne trasferita nei nuovi quartieri della città ‘laboratorio’.

La mostra, divisa in sei sezioni, racconta la storia e i luoghi del Vangelo in relazione al clima culturale e artistico lucano e italiano di quegli anni.

Si è inteso ricostruire il doppio contesto del film - quello dell’ideazione ed elaborazione creativa tra Roma ed Assisi e la Palestina tra il 1962 e il 1964 e quello della realizzazione delle riprese, del montaggio e della produzione del film.

L’ultima sezione, intitolata Tra Gruppo Uno e Gruppo 63. Nuove tecniche di immagine. Sculture di Gastone Novelli, Achille Perilli, Toti Scialoja. Nicola Carrino, Nato Frascà, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini ed esposta nella Sala delle Arcate di Palazzo Lanfranchi con appendice al MUSMA, presenta importanti opere d’arte realizzate dai principali protagonisti del dibattito artistico dei primi anni Sessanta per aiutare a comprendere i nuovi orizzonti della scultura italiana negli anni in cui si guarda alle nuove tecniche d’immagine teorizzate da Giulio Carlo Argan e a Venezia la Pop-Art trova la sua consacrazione ufficiale.

 

 

In mostra sono raccolte una serie di sculture Gastone Novelli, tra cui Collezione di conchiglie (1962), Schönberg (1964), Statement of facts (1964), The center of the chain (1964), Zona inesplorata (1964) e Onfalo (1967), accanto a un nucleo di disegni degli stessi anni.


FUOCO NERO

MATERIA E STRUTTURA ATTORNO E DOPO BURRI


a cura di Arturo Carlo Quintavalle

 

 

Parma, CSAC - Palazzo della Pilotta, Salone delle Scuderie

Piazzale Bodoni 1

 

inaugurazione sabato 20 dicembre 2014, ore 18.30

 

21 dicembre 2014 - 29 marzo 2015

 

Attorno a un importante Cellotex (1975) di Alberto Burri, ricevuto in dono dallo CSAC dell’Università di Parma 40 anni fa,  sono state raccolte le opere di alcuni significativi pittori, scultori, fotografi, giovani e meno giovani, a cui è stato chiesto di indentificare una loro opera che essi pensassero comunque collegata o riferibile alla ricerca di Alberto Burri. L’idea era anche quella di chiedersi, oggi, che cosa è vivo, che cosa resta, nella memoria dell’arte, del grande creatore scomparso. A questo invito hanno risposto molti artisti, tra cui Bruno Ceccobelli e Nunzio, Mimmo Paladino e Luca Pignatelli, Marcello Jori, Pino Pinelli e Giuseppe Maraniello, Giuseppe  Spagnulo e Emilio Isgrò, Mario Raciti, Medhat Shafik, Franco Guerzoni, Luiso Sturla e Renato Boero, Davide Benati, Concetto Pozzati, Gianluigi Colin e William Xerra.

La mostra vuole ricostruire poi il rapporto con Burri di molti artisti dagli anni ’50 in poi, e il tessuto del dibattito in quegli anni cruciali. Prendendo spunto dalla componente strutturale che sempre articola, fin dagli anni ’40, l’opera di Burri, si sono dunque individuati due percorsi in qualche modo sempre collegati e comunicanti, quello della ricerca sulla materia e quello della articolazione delle strutture.

Per mettere in evidenza questa vicenda si è dunque attinto alle raccolte dello CSAC puntando, ad esempio, su alcune figure del Gruppo Origine (1950-1951), con opere di Colla, Ballocco, Guerrini, e ancora del Gruppo 1 con Biggi, e sulle esperienze dei due centri principali della ricerca di quegli anni, da una parte Roma con, ad esempio, Gastone  Novelli e Toti Scialoja che dialogano con Cy Twombly e con l’Abstract Expressionism americano, e, a Milano, Lucio Fontana.

La mostra propone oltre settanta dipinti e altrettante fotografie e ancora un gruppo di opere grafiche per un totale di 172 pezzi tutti riprodotti in un ampio catalogo edito da Skira.

 

E' in mostra l'opera di Novelli Per andare a vedere di persona, 1959, tecnica mista su tela.

 

SCENARIO DI TERRA

 

a cura di Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Denis Isaia, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia

 

Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

4 luglio 2014 - 8 febbraio 2015

 

inaugurazione, 3 luglio 2014, ore 18.00

 

 

Scenario di terra è il nuovo progetto che il Mart dedica al paesaggio, inteso come uno dei luoghi d’elezione dell’esperienza umana, dopo la grande mostra Perduti nel Paesaggio/Lost in Landscape aperta fino al 31 agosto. Sviluppata dai curatori del Museo, l’esposizione poggia su un nucleo di opere provenienti dalla collezione permanente e su una selezione di materiali dai fondi archivistici del Mart, completati da prestiti e produzioni inedite.

l percorso espositivo si propone, attraverso un libero movimento nel tempo, nei media e nelle produzioni artistiche, di narrare alcuni momenti di sintesi nel rapporto fra l’uomo e il suo ambiente. Pur lasciando intravedere uno sviluppo d’ordine storico-artistico, la narrazione evita la successione cronologica delle opere al fine di lasciar emergere, nel ritmo dell’esposizione, la ricerca di differenti empatie con gli elementi del paesaggio.
Un rapporto sempre aperto, che si confronta con il profilo del territorio, la persistenza della materia, il lirismo delle forme mitiche e la loro astrazione.

A cura di Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Denis Isaia, Paola Pettenella e Alessandra Tiddia, la mostra Scenario di terra si articola in differenti movimenti all’interno delle quali si mescolano e si confrontano linguaggi artistici e periodi della storia dell’arte moderna e contemporanea, in un suggestivo allestimento curato dall’architetto Giovanni Maria Filindeu.

 


Artisti in mostra
Nico Angiuli, Giovanni Anselmo, Riccardo Arena, Alighiero Boetti, Carlo Bonacina, Giusy Calia, Carlo Carrà, Claudio Cintoli, Ugo Claus, Davide Coltro, Bruno Colorio, Salvador Dalì, Enrico Donati, Vittore Fossati, Alberto Garutti,Sergio Gioberto e Marilena Noro, Giorgio Guidi, Franz Hogenberg, Axel Hütte, Dario Imbò, Jannis Kounellis, Alexandre Koester, Marcello Jori, Peter McGough e David McDermott, Caterina Lai, Mario Merz, Umberto Moggioli, Bruno Munari, Gastone Novelli, Giovanni Ozzola, Federica Palmarin, Gino Pancheri, Luca Maria Patella, Giuseppe Penone, Franco Piavoli, Mario Raciti, Matteo Rubbi, Mario Segantini, Lucia Sterlocchi, Antoni Tápies, Thayaht, Arturo Tosi, Giuseppe Uncini, Michelangelo Pistoletto, Paolo Vallorz, Gigiotti Zanini, Anton Zoran Music.
Esposti inoltre materiali dalla biblioteca e dai fondi del Mart di Luciano Baldessari, Silvio Branzi, Marcello Dudovich, Vittore Grubicy, Riccardo Maroni, Margherita Sarfatti.
 

Interpretazione dell'erotomania, 1960

1961. TEMPO DI CONTINUITA'


a cura di Flaminio Gualdoni con Federico Giani

 

Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro
24 settembre – 19 dicembre 2014

 

 

 

 

 

Alla Fondazione Arnaldo Pomodoro è tempo di continuità. Una continuità con il passato e con i protagonisti della storia dell’arte. Il nuovo progetto espositivo, in stretta connessione con l’indagine storico-critica iniziata nel 2013 con le mostre dedicate a Arnaldo Pomodoro e Enrico Baj, per indagare e far conoscere quanto di creativo successe negli anni '50 e '60 in Italia, presenta un focus sul Gruppo Continuità.

Allestita nella nuova sede milanese della Fondazione, situata in via Vigevano 9, all'interno di un grazioso cortile e nell'incantevole cornice di Vicolo Lavandai, l’esposizione ci fa fare un balzo nel tempo. Siamo nel 1961, il gruppo inizia a imporsi sulla scena artistica nazionale e internazionale grazie a una serie di Esposizioni e all’apporto critico di nomi come Giulio Carlo Argan e Guido Ballo.

La mostra presenta opere significative di importanti artisti che presero parte alle manifestazioni del gruppo come Arturo Carmassi, Pietro Consagra, Sergio Dangelo, Mattia Moreni, Ettore Sottsass e Tancredi, e ancora Franco Bemporad, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Gastone Novelli, Achille Perilli, Arnaldo Pomodoro, Gio’ Pomodoro e Giulio Turcato.

Un impulso creativo che parte proprio intorno al genio di Lucio Fontana, dal cui manifesto dello spazialismo il gruppo va a riprendere l’enunciato suggestivo “L’arte non è eterna; finito l’uomo continua l’infinito”, che in qualche modo condusse il Gruppo a prendere la decisione di opporsi alle tendenze dell'Informale di quegli anni.

Un’aggregazione di personalità eminenti e autorevoli nel momento della prima e allo stesso tempo piena maturità che nella stagione delle neoavanguardie radicali, da Azimut a Zero, dal GRAV al Gruppo T, continuò a rivendicare la centralità del ruolo della pittura e della scultura, in nome d’un’arte che sia, innanzitutto, di valori.

 

Di Novelli sono presentate in mostra, oltre a Interpretazione dell'erotomania, anche L'ombelico steso al sole, 1959.

 

 

Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro
Vicolo Lavandai 2/a (ingresso da Via Vigevano 9) Milano
Orari: dal mercoledì al venerdì dalle 16 alle 19
Ingresso libero

 

Made in Italy. Una visione modernista

Johnny Moncada - Gastone Novelli - Achille Perilli


a cura di Valentina Moncada, in collaborazione con Ludovico Pratesi

 

Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia - Sala dei Sette Colli

12 luglio - 30 settembre 2014

 

inaugurazione 12 luglio, ore 17.00

 

 

 

In occasione dell’apertura della XXV edizione di AltaRomAltaModa, sarà inaugurata presso le sale del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma la mostra Made in Italy. Una visione modernista. Johnny Moncada - Gastone Novelli - Achille Perilli, a cura di Valentina Moncada, in collaborazione con Ludovico Pratesi, accompagnata dalla presentazione dell’omonimo volume, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Nando Peretti.

Riemergono solo oggi, con la fondazione dell’Archivio Johnny Moncada, e dopo cinquant’anni, le foto che documentano una straordinaria collaborazione tra il fotografo di moda Johnny Moncada e gli artisti Gastone Novelli e Achille Perilli per la realizzazione dei cataloghi delle collezioni di moda di Luisa Spagnoli, 1956-65.

Nello studio Johnny Moncada, nello storico cortile di Via Margutta 54, dove anche Gastone Novelli aveva il suo atelier, Luisa Spagnoli, stylist e collezionista d’arte contemporanea, ha l'intuizione di dar vita ad uno strepitoso sodalizio tra arte e moda, un contesto visionario e modernista assolutamente innovativo ed esclusivo per il suo tempo: si viene così a creare un universo femminile in cui la donna moderna è circondata dalle figure, dalle immagini e dai segni dell’arte dei due artisti che insieme realizzano le ambientazioni e gli sfondi per i set fotografici, popolati inoltre da oggetti di design come la sedia “Lounge chair” di Luciano Grassi, Sergio Conti, Marisa Forlani, e lampade ispirate al design di Bruno Munari.

 

Per la prima volta verrà presentata una ricostruzione storica delle dinamiche creative avvenute nello studio fotografico. Verrà esposta una selezione di 60 fotografie, scelte tra le 600 ritrovate grazie a un attento lavoro di ricerca a cura di Emanuele Condò, accuratamente pulite e restaurate dal fotografo Corrado De Grazia, e circa 20 opere su tela e carta degli artisti Novelli e Perilli realizzate negli anni 1956 - 1965, mettendo in relazione gli sfondi realizzati per i set fotografici con disegni e opere stilisticamente affini. Inoltre verranno esposti alcuni abiti vintage di Luisa Spagnoli della Collezione di Enrico Quinto e Paolo Tinarelli. Ad accompagnare il percorso espositivo, verrà presentato un inedito video artistico a cura di Valentina Moncada e Maria Chiara Salmeri, per ricreare il contesto storico della nascita del Made in Italy.

 

La mostra e il volume sono realizzati in collaborazione con l’Archivio Johnny Moncada, l’Archivio Gastone Novelli e l’artista Achille Perilli.

 

Il progetto allestitivo è a cura di Mazzini Eventi.

 

Il catalogo:

Made in Italy. Una Visione Modernista. Johnny Moncada, Gastone Novelli e Achille Perilli. Fotografia – Moda – Arte – Design. 1956 – 1965 ROMA, edito da Silvana Editoriale, Art Direction Valentina Moncada, in collaborazione con Maria Chiara Salmeri, con i contributi di Silvia Venturini Fendi, Presidente di Altaroma, Alfonsina Russo, Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Etruria meridionale, Paola Bonani, Ludovico Pratesi, Valentina Moncada. Con il sostegno di The Nando Peretti Foundation.

 

La mostra rimarrà aperta presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, piazzale di Villa Giulia 9, Roma, dal 13 luglio al 30 settembre 2014, dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30. Ingresso al Museo e alla mostra: € 8,00, ridotto € 4,00 (18-25 anni), gratuito: sotto i 18 anni.

 

  

OGNI UNIVERSO È UN POSSIBILE LINGUAGGIO.

Gastone Novelli dipinti e disegni (1957-1964)

 

 

Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

 

11 ottobre 2013 - 19 gennaio 2014 

 

 

 

Promossa e organizzata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con l'Archivio Gastone Novelli e curata da Marco Rinaldi, l'esposizione è la prima antologica dell'artista organizzata nel capoluogo partenopeo.


In mostra un nucleo di 36 opere tra dipinti e disegni (provenienti dall'Archivio Gastone Novelli, dalla collezione Intesa Sanpaolo e da collezioni private).

 

La mostra si sofferma su un periodo particolarmente rilevante nel percorso creativo di Novelli, anni compresi tra la fondazione di due importanti riviste - “L'Esperienza Moderna”, insieme ad Achille Perilli nel 1957, e “Grammatica”, ancora insieme a Perilli e a Giuliani e Manganelli nel 1964.

 

Napoli accoglie ora l’opera dell’artista, che in precedenza era stato presente in città con piccole mostre collettive, come quelle allestite nel 1959 alla Libreria-Galleria Minerva, nel 1963 alla Galleria Il Centro, nel 1964 alla Libreria-Galleria Guida e nel 1968 alla Galleria d’Arte S. Carlo.  

 

 

Ogni universo è un possibile linguaggio Gastone Novelli dipinti e disegni (1957-1964)

Gallerie d'Italia - Palazzo Zevallos Stigliano

Napoli, Via Toledo 185

Comunicato_Stampa_NOVELLI.pdf
Documento Adobe Acrobat [129.6 KB]
Rassegna stampa "La Repubblica", 20 ottobre 2013
2013 10 20 La Repubblica.pdf
Documento Adobe Acrobat [463.9 KB]

Scrivere la pittura disegnare il linguaggio

Gastone Novelli. Opere su carta

a cura di Paola Bonani e Benedetta Carpi de Resmini

 

 


Roma, MACRO, Project Room 1

16 maggio - 22 settembre 2013

 

 

 

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta, dal 16 maggio al 22 settembre 2013, la mostra “Scrivere la pittura disegnare il linguaggio”. Gastone Novelli. Opere su carta, curata da Paola Bonani e Benedetta Carpi de Resmini, e realizzata in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli.

L’esposizione, che vuole rendere omaggio a uno tra i maggiori protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra, ruota attorno a uno dei capolavori di Gastone Novelli (Vienna 1925 – Milano 1968) – la grande tela Il re del sole (1961) –, e raccoglie un nucleo di oltre trenta opere su carta, datate tra il 1957 e il 1968, molte delle quali fino ad oggi mai esposte.

Scrivere, tracciare lettere e parole, poi frammenti di frasi, isolati o raccolti in caselle, griglie e inventari, è una delle caratteristiche principali della ricerca di Novelli. Una pratica operativa che si rivela funzionale a un’intensa e costante interrogazione sul linguaggio, sulla sua natura e sulle sue funzioni.

Un interesse che Novelli condivise sul finire degli anni Cinquanta con gli artisti e gli intellettuali che gravitavano intorno alla rivista romana de “L’esperienza moderna” e negli anni Sessanta con i poeti e gli scrittori dei “novissimi” e del “Gruppo 63”, come Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani e Alfredo Giuliani, autore della frase scelta come titolo della mostra.

Le opere su carta in mostra, quasi tutte di grandi dimensioni e concepite da Novelli come vere e proprie opere compiute e mai come studi preparatori per i quadri, sono esemplari di questo suo costante e complesso interesse per il linguaggio. Su uno dei disegni infatti l’artista annota: « Mi si offre così finalmente l’occasione di scrivere più di quanto non mi sia concesso fare nei quadri ».

Alla ricerca delle radici del nostro linguaggio, dei miti e delle immagini che hanno dato vita alla nostra cultura, Novelli partì nel 1962 per la Grecia. Segni, figure e simboli raccolti durante questo viaggio si aggiunsero alle lettere e alle parole per costituire il ricco repertorio di immagini che da quel momento comporrà il suo personalissimo racconto sulla realtà. Un racconto in grado di comprendere i miti originari della Grecia così come i nuovi miti della civiltà americana, di cui Novelli affida una intensa cronaca alla serie dei New York Notes, in mostra e realizzata durante il suo viaggio negli Stati Uniti nel 1965. Un racconto che esplora anche linguaggi meno consueti per il mondo dell’arte, come quello dei fumetti, con cui realizzò nel 1967 il libro Viaggio di Brek.

A completare il percorso della mostrasarà esposta una nutrita documentazione costituita da fotografie, lettere, cataloghi e periodici.

“A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto” 

   Zavattini e i maestri del ‘900  
a cura di Marina Gargiulo 
 

 


Pinacoteca di Brera 

7 maggio – 8 settembre 2013 

 

 

 

Universalmente noto per la straordinaria attività di scrittore e sceneggiatore del cinema neorealista, Cesare Zavattini coltiva costantemente un’entusiasta dedizione all’arte, alla pittura soprattutto, di cui è sia autore che accanito collezionista. “…Che gioia profonda mi danno i quadri, se avessi soldi non farei altro che comprare quadri”. Infatti in circa quarant’anni Zavattini ne raccoglie quasi 1500, in una collezione unica soprattutto per il formato prescelto: 8 x 10 cm.
Purtroppo nel 1979 Zavattini è costretto, per ragioni economiche, a vendere questa “enciclopedia della pittura del Novecento”, che verrà quindi smembrata e in parte dispersa. Nel 2008 un consistente nucleo di ben 152 dipinti, tutti “autoritratti”, viene recuperato e acquisito al patrimonio pubblico nazionale, come proprietà della Pinacoteca di Brera. 
Gli splendidi Autoritratti minimi di Brera sono presentati per la prima volta al pubblico in una mostra dedicata alla storia della collezione e ai rapporti fra Zavattini e il mondo dell’arte. 

 

In mostra è presente anche un piccolo “autoritratto” di Gastone Novelli (Senza titolo, 1959, tecnica mista su carta applicata su tavola, 8 x 10 cm, cat. gen. P/1959/30).

 

"Senza titolo", 1960

Recent acquisitions: 
Arcimboldo to Kitaj 

 

 


Londra, British Museum (Room 90) 

30 May – 1 September 2013 

 

This exhibition gives an extraordinary glimpse of 11,000 prints and drawings acquired by the British Museum over the past five years.

The 130 pieces on display will show how the Museum’s collection of graphic works has grown in recent years through generous gifts and bequests. The collection’s unique breadth and depth will be displayed in three distinct sections that span continents and centuries – from Italian artist Giuseppe Arcimboldo (1527–1593) to challenging American painter and printmaker RB Kitaj (1932–2007).

One third of the exhibition will display 49 of nearly 300 works that Kitaj gave to the Museum shortly before his death in 2007. This will be the first presentation of his prints in London for two decades. His gift contained the major suites of prints from the 1960s and 1970s – including the magisterial In our Time series, as well as rarely seen prints such as Yaller Bird and the Red Dancer of Moscow.

Another third will concentrate on modern Italian graphic works – including Gastone Novelli’s drawing from 1960: Untitled (Homage to Samuel Beckett). 

Gruppo 63. Un cinquantenario 

Sculture, disegni, collages, opere grafiche, poesie visive, libri, riviste, immagini, documenti. 

 

 

Matera, MUSMA 

21 aprile – 31 maggio 2013 

 

 

La mostra, allestita nelle Sale della Caccia, nella Biblioteca Scheiwiller e in alcune sale del piano superiore del MUSMA, attraverso sculture, disegni, collages, opere grafiche, cartelle, libri, riviste, almanacchi, cataloghi, testi teatrali, testi musicali, balletti, happening, manifesti, testimonianze, corrispondenze, filmati, immagini del gruppo e le fotografie di Agnese De Donato, dei tempi della libreria “Al Ferro di Cavallo”, ripercorre i volti e le vicende di una storia di mezzo secolo fa.

Il progetto del Gruppo 63 (modellato sul tedesco Gruppo 47), avviato nel 1956 dalla rivistaIl Verri di Luciano Anceschi e allargatosi a vista d’occhio, come una ragnatela, riesce a dar senso a una intera generazione che rifiuta la cultura crociana, irrita la cultura impegnata di quegli anni e al tempo stesso forma teorie, indica poetiche, partecipa a un’ideologia, si interessa alle sperimentazioni elettroniche di musicisti come Berio, Maderna e Stockhausen, inalbera ossessioni letterarie e visive, costruisce una sorta di abito mentale che a molti fa spalancare gli occhi sulla letteratura, sulla scrittura, sul rapporto con la realtà.

Gli addetti ai lavori, nutriti anche dal rapporto con gli artisti, abbandonano lo spazio in cui abitualmente vivono, spesso in solitudine, e tra poesia “novissima” (Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti) e poesia visiva (dalla parola all’immagine e viceversa), incontri e verifiche di correnti sperimentali, letture di testi, contrasti e accorte politiche culturali, negazione e ironia, antipatia e boria, diversità e oppressioni, si riversano nella cronaca e nel costume annunciando nuove metodologie (lo strutturalismo), nuove forme critiche (la semiotica), nuove modalità narrative.

 

Tra le opere di Gastone Novelli in mostra figurano i libri d'artista Emilio Villa-Gastone Novelli, Un Eden-Precox, Roma 1957; Dacia Maraini – Gastone Novelli, Galleria La Salita, Roma 1957; Gastone Novelli, Das bad der Diana, Friburgo/Roma 1962; e le due sculture in bronzo Schönberg del 1964 e Monte luna del 1965.

Allestimento della mostra "Art of Another Kind", New York, Solomon R. Guggenheim Museum: in primo piano una scultura di Pietro Consagra, sul fondo l'opera di Novelli accanto a quella di Cy Twombly.

Art of Another Kind: International Abstraction and the Guggenheim, 1949-1960

by Tracey Bashkoff and Megan Fontanella.

 

New York, Guggenheim Museum

June 8–September 12, 2012


 

In the 1950s, the Guggenheim Museum's then-director James Johnson Sweeney championed what he called the "tastebreakers" of his day—those individuals who "break open and enlarge our artistic frontiers." This decade witnessed the revitalization of experimental art and the advent of fresh and bold styles, a shift that was rather presciently documented and examined in 1952 by French critic Michel Tapié in his book Un art autre (Art of another kind) and an eponymous exhibition. Taking its title from that pivotal study, this collection-based presentation seeks to consider the artistic developments of the post–World War II period and draw greater attention to the lesser-known tastebreakers in the museum's collection alongside those long since canonized.

Drawn from the Guggenheim's holdings, Art of Another Kind: International Abstraction and the Guggenheim, 1949–1960 celebrates this vital period in the museum's history leading up to the inauguration of its Frank Lloyd Wright–designed building in October 1959. In 1953, Sweeney aptly summarized the postwar prognosis: "Yesterday is not quite out of sight; tomorrow is not yet clear in view. But the atmosphere of vitality is unquestionable."

The New York Times, 15 giugno 2012
The NewYorkTimes june 15th 2012.pdf
Documento Adobe Acrobat [1.2 MB]
I viaggi di Brek, Edizioni Alfieri, Venezia 1967

 

Il disegno della scrittura: i libri di Gastone Novelli

a cura di Marco Rinaldi

 

Museo del Novecento, Milano

Archivi del Novecento

30 marzo - 17 giugno 2012

 

La mostra, curata da Marco Rinaldi, è dedicata ai libri realizzati da Gastone Novelli, compresi quelli da lui illustrati con opere di grafica e disegni, corredati ove possibile da documenti d'archivio e testi letterari di scrittori con cui ha collaborato.

I libri di Gastone Novelli, presentati per la prima volta nella loro interezza, costituiscono una testimonianza ricca e preziosa dello stretto e complesso rapporto tra immagine e scrittura che caratterizza la poetica dell’artista dalla fine degli anni Cinquanta in poi: proprio nel libro viene a condensarsi l’intimo legame della sua pittura con la letteratura e la poesia, ma anche con la cultura di massa e l’impegno politico.

Novelli intrattiene rapporti con molti scrittori che in qualche modo sono solitari viandanti con cui si accompagna attraverso i meandri del linguaggio; dalle collaborazioni con alcuni di questi nascono capolavori grafici dove spesso l’immagine non è una semplice illustrazione del testo, ma una vera e propria chiosa, secondo quell’attitudine a lavorare su materiale altrui che lo accomuna a tanta letteratura contemporanea. Dacia Maraini, Emilio Villa, Edouard Jaguer, Samuel Beckett, Georges Bataille, Pierre Klossowski, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani e gli altri poeti del Gruppo 63, Giorgio Manganelli, Guido Ballo, Augusto Frassineti, Francesco Smeraldi, sono alcuni dei letterati che incontra sul suo cammino.

Un ruolo fondamentale nel delineare l’attraversamento del linguaggio compiuto da Novelli viene svolto poi dai libri di cui è vero e proprio autore: Scritto sul muro, Dedica (inedito esemplare unico), Antologia del possibile, In un giorno contro il PSI (altro libro unico e inedito), Viaggio in Grecia, I viaggi di Brek e la cartella Mais si vous voulez pourrir en paix. Questi libri segnano un percorso decennale che conduce l’artista dall’esplorazione delle valenze segniche e fonetiche delle lettere dell’alfabeto, all’incontro con la cultura di massa, con la Grecia e il suo deposito di miti, scritture e simboli, fino all’uso politico del linguaggio in chiave semplificata di slogan e di manifesto.

Per Manganelli “un luogo è un linguaggio” e sicuramente Novelli e i suoi solitari compagni di viaggio sarebbero d’accordo.

depliant_Novelli_05.pdf
Documento Adobe Acrobat [1.4 MB]
Copertina del catalogo, De Luca Editori, Roma

Gastone Novelli e Venezia

a cura di Luca Massimo Barbero

in collaborazione con l'Archivio Gastone Novelli

 

Venezia, Collezione Peggy Guggenheim

15 ottobre 2011 - 1 gennaio 2012

 

 

Nell'ambito della terza edizione della mostra Temi & Variazioni si inserisce l'esposizione monografica dedicata all’artista Gastone Novelli (1925 – 1968), curata da Luca Massimo Barbero, in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli di Roma.

Tra i principali protagonisti dell’arte italiana degli anni ‘50 e ’60, Novelli sta ritrovando in questi ultimi anni un posto in prima fila sulla scena dell’arte contemporanea internazionale. In questa occasione, la sua scrittura poetica, la sue grandi tele equilibrate tra segni, colori, parole, ricostruiranno il rapporto dell’artista con Venezia: accanto ai preziosi taccuini degli anni ‘60 in cui raffigurò la città lagunare, sua costante fonte d’ispirazione, la mostra raccoglie lavori realizzati tra il ‘64 e il ’68, alcuni dei quali del tutto inediti, dedicati alla città o creati nello studio veneziano. Proprio il 1968 rappresenta un anno cruciale che vede Novelli protagonista centrale della grande polemica e lotta contro la Biennale, che porta l’artista a voltare verso il muro, in segno di protesta, alcune opere con cui partecipò quell’anno alla rassegna, e oggi in mostra alla Collezione Peggy Guggenheim. Con questo gesto la sua pittura e il suo personaggio vengono consegnati a una vicenda storica divenuta leggendaria.

 

In occasione dell'inaugurazione della mostra, venerdì 14 ottobre alle 18.30, verrà presentato il primo volume del catalogo generale di Novelli, dedicato alla sua produzione pittorica e plastica dell'artista, curato da Paola Bonani, Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, pubblicato nel 2011 dal MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e Silvana Editoriale.

L’Archivio Gastone Novelli è nato nel 1995 per volontà degli eredi che hanno in quell'anno avviato un lavoro di ordinamento e catalogazione dei materiali lasciati dall’artista alla sua morte, avvenuta nel 1968.

 

L’Archivio si propone di essere un luogo di studio e di conservazione, acquisizione e catalogazione scientifica dei documenti relativi alle opere e alla vita di Novelli.

Lo studio e l’archiviazione dell’opera, oltre all’approfondimento e conoscenza dell’attività dell’artista, sono finalizzati alla redazione del catalogo generale. Il primo volume dedicato alle opere su tela e alle sculture è stato pubblicato dall’Archivio in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, nel maggio 2011 (SilvanaEditoriale). Attualmente è in preparazione il secondo volume dedicato alle opere su carta, ai libri, alle ceramiche, ai gioielli e agli allestimenti realizzati dall’artista.

Legata all’attività di studio, l’Archivio fornisce ai proprietari delle opere di Novelli un servizio di archiviazione. 

 

L’archivio si propone inoltre di promuovere e sviluppare iniziative e attività culturali dirette ad approfondire la conoscenza e lo studio dell’attività artistica di Novelli. A questo scopo collabora attivamente con istituzioni pubbliche e private alla realizzazione di mostre e pubblicazioni relative all'opera dell'artista.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Archivio Gastone Novelli Via Dei Monti Parioli 4 00197 Roma